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Quante volte è capitato a tutti noi di non riuscire a prendere sonno o di svegliarci nel cuore della notte, preoccupati per un certo motivo conscio, ritenuto causa di quell’insonnia? Cerchiamo allora spiegazioni razionali, costruiamo articolate serie di nessi, individuando cause e possibili effetti; tuttavia nessuna considerazione razionale ci aiuta ad addormentarci.

I neurofisiologi ci dicono che l'esistenza di un’attività mentale e complessa non solo nella fase REM, ma anche nell’addormentamento e nelle fasi non REM. Mauro Mancia (2006), in Psicoanalisi e neuroscienze, afferma: “Anche durante l'addormentamento si crea una condizione allucinatoria, con immagini mentali che non differiscono da quelle che si producono in altre fasi del sonno". Si determina pertanto la condizione di “burrasche neurovegetative” che ci impediscono il sonno quando il buco dell’abbandono all'oggetto di fiducia interno, che determinerebbe l’addormentamento, viene "riempito” da meccanismi di tipo ossessivo.

Si determina il circolo vizioso di un loop di “ generalizza- zione di nessi causali falsi" con conseguente attacco al le- game e l’inevitabile coazione a ripetere in modo ossessivo- iperattivo. In questo modo si e prigionieri di una rete di passaggi di pensieri sempre "uguali", senza che si possa "vedere” nessun pensiero alternativo; si e quindi ostaggio di una attenzione al “pericolo costante” che impedisce il sonno. Sono per lo più le nostre parti psicotiche di tipo ossessivo che vengono messe in campo con sentimenti di paura e di odio che la fanno da padrone. Parafrasando Winnicott sul tema dell’odio nel controtransfert, credo che scatti l’odio nei confronti di noi stessi, nei confronti delle parti che fanno fatica a nascere in una dimensione meno concreta e agita, in una dimensione simbolica.

Bion, in Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, sostiene: “Esiste un certo tipo di pensiero che non e collegato con la parola e con la funzione uditiva, bensì con la funzione visiva e che si esprime attraverso ciò che potremmo definite degli ideogrammi". E successivamente: “Non e solo il pensiero primitivo a essere attaccato, in quanto legame tra le impressioni sensoriali provenienti dalla realtà e la coscienza”. Non e solo il pensiero primitivo a essere attaccato; l’attacco e infatti alia memoria e si estende quindi alia “matrice degli ideogrammi” e ai conseguenti legami tra un ideogramma e un altro.

La “narrazione nascente" che gli scarabocchi, ideogrammi visivi alio stato del pensiero onirico della veglia, suscitano con le loro associazioni, aiuta a fare ordine, a riorganizzare il pensiero dove prima c’era solo attacco, distruttività e con- fusione. Un po’ come afferma Green: “Espellere per purificare e purificare per collegare”.

La storia narrativa che si dipana, grazie alle immagini visive nate dagli scarabocchi, svolge una funzione simile a quella del sogno, la funzione cioè di resettare il magma delle trac- ce sensoriali del giorno e di riorganizzarle in codici affettivi significativi e correlati tra di loro.

D'altra parte, se prendiamo in considerazione quella che e stata, nel corso della storia dell’umanità, la prima forma di “terapia” popolare per accompagnare nel sonno intere generazioni, troviamo la fiaba. Le fiabe hanno aiutato noi e i bambini che ci hanno preceduto a convivere con le quoti- diane paure di abbandoni, violenze, prepotenze, mancanze affettive... La storia delle fiabe, prima attraverso le narra- zioni orali e poi, con il lavoro di raccolta dei fratelli Grimm, in forma scritta, e la storia dell’umanità che ha sempre, “terapeuticamente”, accompagnato i bambini nel rito dell’addormentarsi.

“Nelle fiabe - dice Luciana Marinangeli nell’introduzione alia raccolta delle fiabe dei Grimm - c'è forse quello che cento generazioni di nonne (benefattrici dell’umanità) hanno passato ai bambini, quello che il saggio, intelligente, nutriente e protettivo grembo della vecchiaia femminile ha compreso... Le loro fiabe ci hanno tranquillizzati, ci hanno fatto sentire che non siamo soli con le nostre emozioni difficili e tranquillamente ammetto- no che in gioco dentro di noi e fuori di noi ci sono orchi, madri cattive che abbandonano i figli nel bosco, ci sollevano dal peso oppressivo della recita di una falsa inesistente innocenza. Inoltre nelle fiabe emerge puntualmente l'inaspettato”: sotto

 

forma di incontro, di pensiero, di evento, esso e il motivo prediletto di tutti i racconti che proprio nell’inaspettato accentrano la svolta che restituirà l'antico benessere perduto. E l'inaspettato, lungi dall’essere solo temibile, e invece ‘magi- co, ha cioè grandezza, forza.

Nelle fiabe nessuno si vergogna dei suoi bisogni fisici: fame, sete, sonno, freddo e dei suoi sentimenti. Ognuno si mostra come e: buono, cattivo, avido, egoista, curioso, calcolatore, diffidente, fiducioso”.

La scrittrice evidenzia inoltre come le fiabe invitino a fare qualcosa, a non restare inattivi, rimuginando sui propri dubbi e sulle proprie paure, rimanendo, nella ripetizione, prigionieri dell'incantesimo della parte regressiva e con- fessa come, soffrendo lei stessa di insonnia grave, proprio grazie alia lettura delle fiabe dei fratelli Grimm, abbia recuperato il sonno con sogni “lucidi e spiritosi che, graziosamente, si facevano ricordare, frapponendo il loro punto di vista completamente diverso, il loro seppur benefico, breve sipario, tra l'assolutezza del sogno e il terra-terra quoti- diano”.

E un po’ come una fiaba la storia che nasce dagli stimoli visivi degli scarabocchi. Segni multiformi vengono lanciati come piattelli luminosi davanti agli occhi; grazie al gesto creativo della mano che scarabocchia e, inconsapevolmente, produce immagini, il "fiat lux” di biblica memoria crea possibili nessi narrativi in uno spazio fisico e mentale infinito e la sorprendente e inesauribile capacita della mente accende impensabili scenari immaginari.

In questo modo, come tanti Capitan Kirk, potremo inizia- re la nostra serie di Star Trek, la nostra personale odissea nello spazio per esplorare lontane e sconosciute galassie della mente, dialogando in mille modi con i nostri mondi paralleli e fantasmatici, costruendo un universo infinito di senso e di significati.

 

 

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