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PROTEO BERGAMO associazione culturale no profit E-Mail |
In collaborazione con Studio dott. Antonio Techel Bergamo |
L’uso dello scarabocchio nel lavoro clinico
Seminario di formazione
gennaio – novembre 2018
Evento ECM RES
(in fase di accreditamento, crediti previsti 39)
per le figure professionali di medico chirurgo e psicologo
Responsabile scientifico: Antonella Pendezzini
Docente: Antonio Techel

Il percorso formativo e di ricerca sullo Scarabocchio sviluppa la propria attività in diverse aree. Da alcuni anni infatti lo Scarabocchio viene utilizzato nell’inquadramento clinico–psico–diagnostico accanto a test proiettivi quali: test carta-matita, Blacky pictures, Sceno test, Rorschach e T. A. T. permettendo al paziente di creare, partendo esclusivamente da sé, per raccontare poi una storia che parla un linguaggio fatto di immagini, emozioni, colori, simboli che appartengono al mondo interno del paziente, un linguaggio che può essere condiviso. Come strumento psicoterapico e psicoanalitico lo Scarabocchio accompagna il lavoro con bambini, adolescenti e adulti, dando forma e significato a elementi impliciti che, stagliandosi dallo sfondo, riescono ad avere un nome. Nella terapia di coppia lo Scarabocchio rappresenta la possibilità per ciascuno di abbandonarsi ai propri ricordi e alle proprie fantasie e associazioni per costruire un dialogo sincero, libero dalla severità del giudizio reciproco.
Lo Scarabocchio come mano interna, ponte tra mano psichica e mano fisica
3 febbraio 2018 ore 8,30 – 12,30; 3 marzo, 5 maggio, 9 giugno 2018 ore 8,30 – 11,30
La mano che crea, segni che appaiono come proiezioni del mondo interno, l’informe che attende di essere rappresentato da un gesto creativo. Lo Scarabocchio, nella sua semplicità, si colloca come tramite tra creatività e azione, come un supporto, come una rete sulla quale appoggiarsi per dar forma ai propri vissuti. Come un contenitore, lo Scarabocchio crea un confine, mette in relazione elementi, sostenendone il movimento e la comunicazione, ponendosi come via d’accesso alla memoria implicita, come ponte tra mano psichica e mano fisica. E nascono immagini. L’immagine è il miglior modo possibile di rappresentare significati non ancora conosciuti, permette di percepire, sentire, vedere in modi diversi. Non è solo l’istantanea di un momento, contiene presente, passato e futuro; è importante avere fiducia nelle immagini perché una parte di un’immagine permette al resto di rivelarsi. E dopo che è stata prodotta, l’immagine continua a parlare, guardando il narratore con il suo carico profetico di una storia interna.
L’ambiente analitico come laboratorio
22 settembre, 13 ottobre 2018 ore 8,30 – 11,30
Ognuno mette insieme il proprio mondo in modo personale e crea il proprio mondo, un mondo originale. È importante quindi che la stanza d’analisi si ponga come laboratorio (Bion), come luogo di narrazioni (Ferro), come tela bianca, come spazio concavo nel quale dimenticare le “interpretazioni corrette” per vedere e sentire il proto mentale, come condizione serendipica, come occasione di co-costruzione perché non si tratta di una mente che indaga su un’altra, ma di uno scambio, di una storia scritta a quattro mani. E non ci sono verità oggettive da scoprire, ma prospettive da abitare e la cosa che conta è poter abitare la propria, fidandosi del proprio occhio interiore, della propria mano sinistra, affidandosi alla scoperta di quello che arriverà. Ambiente analitico quindi come spazio di democrazia degli affetti, come luogo che renda possibile il dare forma e il prendere forma e che permetta al paziente di giocare con i confini.
Lo Scarabocchio come estetica relazionale
17 novembre 2018 ore 8,30 – 11,30; 15 dicembre 2018 ore 8,30 – 12,30
Come artisti, il paziente-artista e il terapeuta-artista sono tesi, con le storie nate dal contesto dello Scarabocchio, a generare aspetti della propria vita “concettuali, contestuali, relazionali” che diventano generativi di significati e di significanti. Il critico d’arte Bourriaud parla di “estetica relazionale” come timbro dell’arte contemporanea: l’immagine, con il suo potere di “reliance” e di fiducia, produce empatia e condivisione, generando legami nell’hic et nunc dello sguardo che vi si posa.
“La forma nata dallo scarabocchio del paziente ci guarda; ed è una dimensione del volto del paziente quella che ci guarda” (Techel).
“Ma cosa diventa una forma quando è immersa nella dimensione del dialogo?” (Bourriaud)
Come un’opera d’arte inventa relazioni di mondi immaginari che possono incontrarsi e creare nuovi campi generativi di significati diversi, così lo scarabocchio in seduta, con il suo potenziale immaginativo può far incontrare parti profonde e autentiche che spesso restano escluse dalle storie dei pazienti. Ma l’oggetto escluso ci appartiene sempre e comunque. E solo una relazione intima e profonda come quella che l’analisi può dare ne permette l’incontro.
Techel A. (2015), “Non dormo...Quasi quasi scarabocchio - Per un’estetica relazionale”, Borla Editore
www.newscribble.it
Calendario 2018
3 febbraio ore 8,30-12,30
3 marzo, 5 maggio, 9 giugno ore 8,30-11,30
22 settembre, 13 ottobre, 17 novembre ore 8,30-11,30
15 dicembre ore 8,30-12,30
Sede
Via Montello, 11 – Bergamo
Costo
320 € da versare sul c/c intestato a:
Associazione PROTEO – Via Garibaldi, 3 - 24122 Bergamo
BANCA PROSSIMA - FILIALE di MILANO
Codice IBAN IT50 W033 5901 6001 0000 0128 69

