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  non dormo quasi quasi scarabocchio

“È un libro che si situa di continuo tra psicoanalisi e arte, che si mischiano, si arricchiscono, si separano. È un libro sulla creatività… come vive, come prende vita la creatività in seduta, consentendo al paziente di aprire assieme all’analista nuovi e imprevedibili sentieri”. (Antonino Ferro)

Ciò di cui ciascuno di noi ha bisogno è trovare la propria originale identità, è incontrare quel desiderio e quelle capacità di cui spesso nemmeno siamo consapevoli perché troppo abituati a vivere per il mondo più che per noi stessi. Per entrare in contatto con la nostra parte più autentica è necessario scardinare l’ordine razionale dei pensieri, come fanno i sogni o la musica o come fa l’arte, con la valenza analogica dei significati che costruisce. Come una plastilina o una creta visiva, lo Scarabocchio consente di sperimentare un dinamismo interno liberato dalla soggezione dell’unico punto di vista e di creare storie che costruiscono un dialogo tra passato, presente e futuro e tra gli oggetti interni e gli oggetti del mondo esterno. Lo Scarabocchio è efficace non solo in seduta, con l’analista, ma ogniqualvolta situazioni conflittuali interne creano preoccupazione e si sente la necessità di un dialogo intrapsichico. Così, se emozioni o pensieri aggrovigliati impediscono il sonno, si può scarabocchiare la sera o la notte e creare una meravigliosa e sorprendente rete di significati. Così, come dice Ferro, sentieri di vita interrotti possono riprendere vita, speranza e percorribilità. Talvolta si possono aprire sentieri nuovi, del tutto imprevedibili.

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Quante volte è capitato a tutti noi di non riuscire a prendere sonno o di svegliarci nel cuore della notte, preoccupati per un certo motivo conscio, ritenuto causa di quell’insonnia? Cerchiamo allora spiegazioni razionali, costruiamo articolate serie di nessi, individuando cause e possibili effetti; tuttavia nessuna considerazione razionale ci aiuta ad addormentarci.

I neurofisiologi ci dicono che l'esistenza di un’attività mentale e complessa non solo nella fase REM, ma anche nell’addormentamento e nelle fasi non REM. Mauro Mancia (2006), in Psicoanalisi e neuroscienze, afferma: “Anche durante l'addormentamento si crea una condizione allucinatoria, con immagini mentali che non differiscono da quelle che si producono in altre fasi del sonno". Si determina pertanto la condizione di “burrasche neurovegetative” che ci impediscono il sonno quando il buco dell’abbandono all'oggetto di fiducia interno, che determinerebbe l’addormentamento, viene "riempito” da meccanismi di tipo ossessivo.

Si determina il circolo vizioso di un loop di “ generalizza- zione di nessi causali falsi" con conseguente attacco al le- game e l’inevitabile coazione a ripetere in modo ossessivo- iperattivo. In questo modo si e prigionieri di una rete di passaggi di pensieri sempre "uguali", senza che si possa "vedere” nessun pensiero alternativo; si e quindi ostaggio di una attenzione al “pericolo costante” che impedisce il sonno. Sono per lo più le nostre parti psicotiche di tipo ossessivo che vengono messe in campo con sentimenti di paura e di odio che la fanno da padrone. Parafrasando Winnicott sul tema dell’odio nel controtransfert, credo che scatti l’odio nei confronti di noi stessi, nei confronti delle parti che fanno fatica a nascere in una dimensione meno concreta e agita, in una dimensione simbolica.

Bion, in Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, sostiene: “Esiste un certo tipo di pensiero che non e collegato con la parola e con la funzione uditiva, bensì con la funzione visiva e che si esprime attraverso ciò che potremmo definite degli ideogrammi". E successivamente: “Non e solo il pensiero primitivo a essere attaccato, in quanto legame tra le impressioni sensoriali provenienti dalla realtà e la coscienza”. Non e solo il pensiero primitivo a essere attaccato; l’attacco e infatti alia memoria e si estende quindi alia “matrice degli ideogrammi” e ai conseguenti legami tra un ideogramma e un altro.

La “narrazione nascente" che gli scarabocchi, ideogrammi visivi alio stato del pensiero onirico della veglia, suscitano con le loro associazioni, aiuta a fare ordine, a riorganizzare il pensiero dove prima c’era solo attacco, distruttività e con- fusione. Un po’ come afferma Green: “Espellere per purificare e purificare per collegare”.

La storia narrativa che si dipana, grazie alle immagini visive nate dagli scarabocchi, svolge una funzione simile a quella del sogno, la funzione cioè di resettare il magma delle trac- ce sensoriali del giorno e di riorganizzarle in codici affettivi significativi e correlati tra di loro.

D'altra parte, se prendiamo in considerazione quella che e stata, nel corso della storia dell’umanità, la prima forma di “terapia” popolare per accompagnare nel sonno intere generazioni, troviamo la fiaba. Le fiabe hanno aiutato noi e i bambini che ci hanno preceduto a convivere con le quoti- diane paure di abbandoni, violenze, prepotenze, mancanze affettive... La storia delle fiabe, prima attraverso le narra- zioni orali e poi, con il lavoro di raccolta dei fratelli Grimm, in forma scritta, e la storia dell’umanità che ha sempre, “terapeuticamente”, accompagnato i bambini nel rito dell’addormentarsi.

“Nelle fiabe - dice Luciana Marinangeli nell’introduzione alia raccolta delle fiabe dei Grimm - c'è forse quello che cento generazioni di nonne (benefattrici dell’umanità) hanno passato ai bambini, quello che il saggio, intelligente, nutriente e protettivo grembo della vecchiaia femminile ha compreso... Le loro fiabe ci hanno tranquillizzati, ci hanno fatto sentire che non siamo soli con le nostre emozioni difficili e tranquillamente ammetto- no che in gioco dentro di noi e fuori di noi ci sono orchi, madri cattive che abbandonano i figli nel bosco, ci sollevano dal peso oppressivo della recita di una falsa inesistente innocenza. Inoltre nelle fiabe emerge puntualmente l'inaspettato”: sotto

 

forma di incontro, di pensiero, di evento, esso e il motivo prediletto di tutti i racconti che proprio nell’inaspettato accentrano la svolta che restituirà l'antico benessere perduto. E l'inaspettato, lungi dall’essere solo temibile, e invece ‘magi- co, ha cioè grandezza, forza.

Nelle fiabe nessuno si vergogna dei suoi bisogni fisici: fame, sete, sonno, freddo e dei suoi sentimenti. Ognuno si mostra come e: buono, cattivo, avido, egoista, curioso, calcolatore, diffidente, fiducioso”.

La scrittrice evidenzia inoltre come le fiabe invitino a fare qualcosa, a non restare inattivi, rimuginando sui propri dubbi e sulle proprie paure, rimanendo, nella ripetizione, prigionieri dell'incantesimo della parte regressiva e con- fessa come, soffrendo lei stessa di insonnia grave, proprio grazie alia lettura delle fiabe dei fratelli Grimm, abbia recuperato il sonno con sogni “lucidi e spiritosi che, graziosamente, si facevano ricordare, frapponendo il loro punto di vista completamente diverso, il loro seppur benefico, breve sipario, tra l'assolutezza del sogno e il terra-terra quoti- diano”.

E un po’ come una fiaba la storia che nasce dagli stimoli visivi degli scarabocchi. Segni multiformi vengono lanciati come piattelli luminosi davanti agli occhi; grazie al gesto creativo della mano che scarabocchia e, inconsapevolmente, produce immagini, il "fiat lux” di biblica memoria crea possibili nessi narrativi in uno spazio fisico e mentale infinito e la sorprendente e inesauribile capacita della mente accende impensabili scenari immaginari.

In questo modo, come tanti Capitan Kirk, potremo inizia- re la nostra serie di Star Trek, la nostra personale odissea nello spazio per esplorare lontane e sconosciute galassie della mente, dialogando in mille modi con i nostri mondi paralleli e fantasmatici, costruendo un universo infinito di senso e di significati.

Antonio Techel (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) è docente  dal 2010 a oggi per Proteo Cgil di seminari per Psicologi e Psicoterapeuti con crediti ECM sull’acquisizione della tecnica dello Scarabocchio nella pratica clinica.

 

 

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CURRICULUM  VITAE

di Antonio Techel

 

  

Iscritto all'ordine degli psicologi della Lombardia in data 15.1.1990; albo 3 n. 2332

Iscritto all'ordine degli psicoterapeuti della Lombardia in data 8.8.1994

 

Abilitato in materie letterarie per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado (1975)

Abilitato in storia e filosofia per l’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado (1976)

 

Esperienze formative

           

Frequenza seminari di psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico con        supervisione di casi clinici individuali e di gruppo “Centro Copernico per la      ricerca psicoanalitica individuale e di gruppo” ( 1984 – 2000 Frequenza        tre ore settimanali) Docenti: Donald Meltzer, Salomon Resnik, Marcelle Spira, Enzo Funari, Gustavo Pietropolli Charmet, Mauro Mancia, Myriam Fusini, Maria Carati, Marcello Cesabianchi, Franco Fornari

Frequenza centro di psicoterapia: “Centro di psicologia clinica Provincia di Milano” Attività di supervisione di pazienti psicotici (settembre 1989 - dicembre 1993   Frequenza quindicinale) Analista: Mina Arrigoni Scortecci (S.P.I) Analista: Mina Arrigoni Scortecci (S.P.I)

Frequenza seminari di psicoterapia “Dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’Università Statale di Milano – sede Ospedale S. Gerardo di Monza” Percorsi teorico – clinici su baby observation, adolescenza, coppia genitoriale  (1989 – 2009) Docenti: Mario Bertolini, Andrea Giannakoulas

Frequenza seminari di psicoterapia “SGAI – Società Gruppo Analitica Italiana”  Socio frequentatore (2000 – 2009)  Percorsi teorico – clinici sui gruppi

•  Frequenza seminari di psicoterapia “ASP” Socio aggregato (1998 – 2003)

 

Esperienze formative personali

 

• 1° analisi
Frequenza: tre sedute settimanali ( maggio 1977 - ottobre 1981)
Analista: Myriam Fusini (S.P.I.)

 • 2° analisi
Frequenza: tre sedute settimanali (ottobre 1986 -  dicembre 1990)
Analista: Gabriele Pasquali (S.P.I.)

 • 3° analisi
Frequenza: quindicinale (1995 - 2005) 
Analista: Marcelle Spira – Società Psicoanalitica Svizzera - Ginevra

  

Supervisioni individuali e di gruppo su casi clinici

 

 Supervisore:  Myriam Fusini (S.P.I.)
Frequenza: due sedute settimanali ( settembre 1979 -  giugno 1985)

• Supervisore: Maria Carati (S.P.I.)
Frequenza: settimanale (settembre 1979 -  dicembre 1985)
Frequenza: quindicinale (gennaio 1986 -  giugno 1989)

• Supervisore: Marcelle Spira (Società Psicoanalitica Svizzera)
Frequenza: trimestrale - 8 ore ( gennaio 1982 - dicembre 2005)

• Supervisore:  Luciano Cofano (Centro Gruppoanalisi)
Frequenza: settimanale (settembre 1985 - giugno 1986)

•  Supervisore Mauro Mancia (S.P.I.)
Frequenza settimanale (settembre 1986 - giugno 1987)
Frequenza quindicinale (settembre 1987 - giugno 1988)

• Supervisore Enzo Funari (S.P.I.)
Frequenza settimanale (settembre 1990 - giugno 1991)

• Supervisore Gustavo Pietropolli Charmet (Presidente Minotauro)
Frequenza quindicinale (settembre 1992  -  giugno 1995)

 

Curriculum scientifico-professionale

 

• Attivita' psicoterapeutica libero-professionista
(dall1/12/1979 ad oggi)

• Attivita' psicoterapeutica presso USSL n° 28 – BERGAMO (dicembre 1979 -  maggio 1983)

• Attività di formazione di gruppo per educatori, infermieri, fisioterapisti, logopedisti del Centro Bernareggi Centro per la riabilitazione e la cura di ragazzi diversamente abili - USSL di Ponte S.Pietro – BG (1981 – 1983)

• Attivita’ di supervisione a psicologi e psicoterapeuti (2000 ad oggi)

• Docente a gruppi di insegnanti presso il “Centro di formazione permanente” - Facoltà di lingue e letterature straniere – Università di Bergamo (1999 – 2000)

 Attivita’ di consulenza psicopedagogica e di formazione per docenti della scuola dell’obbligo presso gli Istituti scolastici di Ponteranica, Cene, Nese, Alzano Lombardo (1979 – 1989)

• Attività di consulenza psicologica (psicoterapie brevi) presso ITIS Gazzaniga (USSL Gazzaniga)

• Fondatore nel 2010 del gruppo di studio e di ricerca sullo Scarabocchio”, organizzato in collaborazione con Proteo CGIL, con acquisizione di crediti ECM. Ideatore della      tecnica dello scarabocchio, coordina il gruppo, svolgendo attività di supervisione, analisi e ricerca. (dal 2009 ad oggi)

• Cofondatore del centro “Centro Nuovo Copernico. Centro per la ricerca psicoanalitica individuale e di gruppo”. Vicepresidente (2003 – 2011) con compiti di progettazione, organizzazione e gestione di percorsi di formazione per medici e psicologi con acquisizione di crediti ECM.

In particolare:

“L’identità: esplorazioni psicoanalitiche” ciclo di seminari con Luis Kancyper, Paolo Stramba Badiale, Claudia Zanardi, Diego Napolitani (2003 – 2004)

“Psicosomatica, la storia che si nasconde nel corpo” ciclo di seminari con Luis Kancyper, Paolo Stramba Badiale, Carlo e Rita Brutti, Claudia Zanardi, Gian Paolo Sasso (2004 – 2005)

“Il linguaggio del corpo e della mente: origini e destini del desiderio” ciclo di seminari con Mauro Mancia, Jole Baldaro Verde, Carlo e Rita Brutti, Claudia Zanardi (2006)

“Dall’etica all’estetica: per una psicoanalisi del piacere e della salute” ciclo di seminari con Franco De Masi, Enza Laurora, Gustavo Pietropolli Charmet (2006 – 2007)

“Colpa, vergogna, responsabilità nella relazione analitica” ciclo di seminari con Carlo e Rita Brutti, Enza Laurora, Gustavo Pietropolli Charmet (2007 – 2008)

“Narcisismo, tra fragilità narcisistica e amor proprio” ciclo di seminari con Luis Kancyper, Romana  Negri, Carlo e Rita Brutti, Enza Laurora, Gustavo Pietropolli Charmet(2009)

“Sognare insieme” ciclo di seminari con Antonino Ferro, Domenico Chianese, Claudia Zanardi, Enza Laurora, Giorgio Bubbolini (2010)

“L’empatia psicoanalitica” ciclo di seminari con Stefano Bolognini, Paolo   Stramba Badiale, Claudia Zanardi (2011)

Centro Nuovo Copernico - La storia

Il “Centro Nuovo Copernico” nasce su iniziativa di alcuni soci del “Centro Copernico” di Milano: Claudio Donadoni, Renato Locatelli e Antonio Techel, che desideravano portare anche a Bergamo la ricerca in campo psicoanalitico.
Il “Centro Copernico” di Milano era stato fondato, negli anni ‘80, da Myriam Fusini Doddoli e aveva come presidente onorario Marcelle Spira, allieva e amica di Melanie Klein.
Il Centro creava occasioni di ricerca e di confronto con psicoanalisti di grande prestigio internazionale: da Donald Meltzer e Marta Harris a Salomon Resnik, Herbert Rosenfeld, Franco Fornari, Mauro Mancia… Particolarmente intenso è stato il percorso di formazione e di supervisione con Marcelle Spira, allieva di Melanie Klein, realizzato attraverso seminari che si svolgevano presso le sue due residenze a Ginevra e all’Isola del Giglio.
Nel 2004 Donadoni, Locatelli e Techel, d’accordo con Myriam Fusini, decidono di fondare un Centro Copernico anche a Bergamo. Coinvolgono nel progetto tre colleghi del Centro milanese: Giorgio Bubbolini, Antonella Pendezzini e Paolo Stramba Badiale ed estendono l’invito a Giorgio Foresti e a Caterina Zanotti che, pur provenendo da un ambito formativo diverso, condividevano la linea teorica del Centro.

Viene così fondato il “Centro Nuovo Copernico per la ricerca psicoanalitica individuale e di gruppo”.
Lo spirito di ricerca che, sia il gruppo milanese che quello bergamasco intendevano rappresentare, era ispirato dalla frase di Copernico
“Contra communem sensum ausus sum immaginari”. Particolare cura Myriam Fusini aveva messo nell’individuazione di un logo a sintesi del pensiero di Copernico; aveva infatti incaricato della realizzazione Tonino Milite, socio del Centro, poeta e artista di rilievo nella cultura milanese degli anni ‘70 e ‘80 (marito della vedova del commissario Calabresi).
Dal 2004 al 2010, il Centro ha avuto come presidente Claudio Donadoni e come vicepresidente Antonio Techel; dal 2010 al 2012 come presidente Antonella Pendezzini e vicepresidente Antonio Techel.
A partire dal 2004 il Centro ha organizzato seminari con: Kancyper, Napolitani, Brutti e Parlani, Laurora, Mancia, Baldaro Verde, De Masi, Charmet, Ferro, Chianese… Ha inoltre tenuto due seminari con Marcelle Spira nelle sue residenze di Ginevra e dell’Isola del Giglio.
Nel 2010 Antonio Techel, ispirato dal pensiero di Marcelle Spira e di Mauro Mancia con i quali ha lavorato per tanti anni,  ha costituito il gruppo di studio e di ricerca sullo Scarabocchio.

 

           

  Pubblicazioni in campo psicoterapico e psico-pedagogico

            

“La farfalla insegna  La funzione delle emozioni nel processo di apprendimento”
Collana medico-psico-pedagogica diretta da Giovanni Bollea - Armando  (1996)

Articoli

“Il Lutto di Ettore”
Scuola viva - SEI  (Dicembre 1984)

“Elena che puzza”
Scuola  viva - SEI (Novembre 1986)

"Il rapporto con soggetti psicotici: il problema della separazione"
Scuola viva - SEI (Aprile 1987)

“Il viaggio di Oscar: dalla passività all’attività”
Scuola viva - SEI  (Novembre 1988)

“La creatività nel processo d’apprendimento”
Scuola viva - SEI  (Novembre 1989)

“La solitudine nei soggetti con sindrome di Down”
Scuola viva - SEI  (Febbraio1991)

"Un caso di encopresi primaria risoltasi in età adolescenziale"
Giornale di neuropsichiatria infantile (Organo ufficiale della Neuropsichiatria Infantile) (Giugno 1989)

"Dialogo tra un kleiniano ed un gruppoanalista a proposito di "Gimpel l'idiota"
Il ruolo terapeutico (prima parte maggio 1993 / seconda parte settembre 1993)

"Un caso di mutismo elettivo"
Atti del 5° Congresso internazionale di Neuropsichiatria Infantile: “Le malattie psicosomatiche in età evolutiva” (19-20-21 marzo 1993)

“A proposito di tic”  
Arti terapie (Periodico a cura della Cattedra di Psicofisiologia – Università degli Studi di Roma) (n. 5/2000)

 “Tra psicoanalisi e poesia”
ARTI TERAPIE  (Periodico a cura  della Cattedra Psicofisiologia –Università degli Studi di Roma) (n.1/2  2003)

 “L’utilizzo della musica e dello scarabocchio in un asilo nido”
-
 Arti terapie (Periodico a cura della Cattedra di Psicofisiologia - Università degli studi di Roma) (n. 5-6/2002)
- Rivista italiana dì gruppo analisi vol. XVII  n.1/2003 -  Franco Angeli

 “Il creare del paziente, il creare dell’analista. Lo scarabocchio, un possibile ponte verso il proto mentale”
Rivista italiana dì gruppo analisi  vol. XXII 1/2008 - Franco Angeli

 

Contatti

 

 

Dott. Antonio Techel - psicologo e psicoterapeuta

email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La ricerca

 

Impegnato in lunghi anni di analisi e di supervisione con Marcelle Spira, allieva a Buenos Aires di Pichon Rivière e a Ginevra di Melanie Klein (1), da una quindicina d’anni, per facilitare la costruzione dei processi psichici, ho introdotto nella mia attività clinica, sia nella fase di osservazione che nel lavoro terapeutico, l’uso in seduta dello scarabocchio. (2) L’esperienza acquisita e i risultati ottenuti mi permettono di avanzare l’ipotesi che attraverso lo scarabocchio sia possibile accedere, come nel sogno, alla cosiddetta memoria  implicita o procedurale e costruire con il paziente, come direbbe Sander, significativi momenti di incontro. (3)

Cominciai ad avviarmi alla conoscenza  e all’uso  dello scarabocchio all’inizio degli anni ’80,  all’interno dei  seminari di supervisione con Marcelle Spira. Fu infatti questa nostra eclettica maestra a portarci a conoscere le potenzialità dell’uso dello scarabocchio che lei stessa  aveva appreso a Buenos Aires, nei gruppi condotti da Pichon Riviere. Suggerito da un artista delle avanguardie argentine, all’inizio veniva usato come un gioco; presto tuttavia divenne un veicolo  per esprimere l’immagine inconscia del proprio sè corporeo. E’ inutile ricordare come anche Winnicott ne abbia fatto un uso principe nel trattamento di bambini in difficoltà.

Il mio utilizzo dello scarabocchio è diverso dall’uso che ne faceva Winnicott che interagiva direttamente col bambino, tracciando con lui, a turno, segni sul foglio per costruire insieme uno scarabocchio. Ho peraltro parzialmente modificato anche il metodo imparato da M. Spira. Il metodo acquisito da M. Spira prevedeva la consegna al paziente di chiudere gli occhi e di lasciare la mano libera di seguire qualsiasi linea, qualsiasi tratto scarabocchiato e improvvisato. Successivamente il paziente doveva ritrascrivere su un secondo foglio un elemento dello scarabocchio laddove vedeva una figura di senso compiuto. Io ho lasciato inalterata la prima parte della consegna - tratto libero, scarabocchiato ad occhi chiusi -, ma chiedo al paziente di utilizzare la mano sinistra e quindi di associare, girando il foglio a 360°, più figure all’interno dello stesso scarabocchio. Invito quindi il paziente a tracciare su fogli diversi altri due scarabocchi e a dare a ciascuno un titolo. L’ultimo passaggio prevede la costruzione di una sequenza temporale e la narrazione di un piccolo racconto dove piano piano altri elementi compaiono accanto all’evidenza della prima associazione, del primo immediato riconoscimento di una figura compiuta. Nel suo farsi il racconto permette la costruzione di un dialogo tra passato, presente e futuro e la nascita di una storia vista e vissuta nel qui e ora della seduta.

Come afferma Stern: ”Forse l’aspetto più importante relativo al momento presente tripartito è che tutte le parti che lo compongono convergono, soggettivamente, in un’esperienza singola, unificata, coerente e globale, all’interno di un “ora soggettivo”. E ancora: “La sfida consiste nell’immaginare il now moment in una sorta di equilibrio dialogico con il passato e con il futuro”. (4)

Come accade con la frase musicale descritta da Stern che assume una forma mentale unitaria e coerente già quando è in corso, anche con lo scarabocchio, mentre la storia si sta scrivendo, si possono formare diversi futuri potenziali in un “trialogo” continuo.

La sorpresa di ”vedere” del materiale nuovo, creato inconsapevolmente e rapidamente in seduta, a volte è così grande che il piacere di questa scoperta giocosa finisce per prolungarsi anche a casa, come gioco continuo e sorprendente che lega il paziente al lavoro analitico con l’analista anche dopo la seduta. Lo scarabocchio, nato da questo segno fatto senza consapevolezza e razionalità alcuna, va a pescare nell’inconscio, come un micro-sogno fatto in seduta, con la sorpresa di vedere che  i frutti raccolti all’interno di se stessi sono infiniti e continuamente vari e imprevedibili. Questo accade grazie all’incontro sempre nuovo con l’oggetto interno: ogni giorno c’è movimento, c’è cambiamento, ogni giorno l’oggetto interno subisce piccoli cambiamenti, la vita si trasforma e, grazie al movimento, genera nuovi ponti ricchi di potenziale creativo.

Il bisogno di creare appartiene a ciascuno di noi. E’ il bisogno, affermava Marcelle Spira, di sentire che si possiede non solo una capacità distruttiva, ma anche una capacità generativa. M.Spira, riprendendo Bion, sosteneva che la creatività dell’artista, così come quella  dell’analista,  passa attraverso la capacità di ricevere e la capacità di ricevere passa attraverso i sensi, attraverso la possibilità di essere una “tela bianca”, dove si può scrivere  tutto senza pregiudizi e preconcetti. Ognuno mette insieme il proprio mondo in modo personale e crea il proprio mondo, un mondo originale.

Lo scarabocchio, tracciato sulla carta ad occhi chiusi, direi nella condizione bioniana di “essere senza memoria e senza desiderio”, va a pescare tramite una sensorialità primitiva, destrutturata dal gesto del non-sense, nella memoria corporea più antica.

Dalle mie osservazioni emerge come lo scarabocchio vada a rappresentare il sè psicocorporeo, facendo emergere l’originario, l’affetto primigenio incistato nel corpo che diventa un corpo parlante e dialogante con il sè che osserva e vede. Il terapeuta vede insieme al paziente la struttura affettiva corporea primitiva che, ascoltata e apprezzata come gesto autentico del sè, assume per il paziente un significato che definirei   “rivoluzionario”. Il paziente, proprio lui, si sente al centro dell’attenzione dell’altro, ma soprattutto al centro  di se stesso. Per anni ha lottato per aggregare pezzi sparsi della sua vita, spesso cercando di trovare un equilibrio tra ciò che sentiva e ciò che riteneva che gli ”altri” desiderassero da lui ed ora, in modo sorprendente e con negli occhi la meraviglia del bambino, il nucleo della sua vita appare. Appare nella storia scritta nella memoria storica del corpo e della mente che parlano e raccontano; narrano storie che sanno di sofferenze antiche, di antichi lutti dimenticati dalla coscienza perché troppo dolorosi a viversi o perché radicati in un passato lontano dove ancora la memoria non esisteva e le esperienze non potevano essere ricordate che nel corpo; ma narrano anche sogni, desideri e speranze che possono aprire futuri diversi. Oggi, con l’ascolto partecipe del terapeuta, emozioni del passato e del futuro sono disposte a venire alla luce, a mostrarsi,  ad essere viste e riconosciute come frutto del vero sè.  “Il mondo in un granello di sabbia” direbbe Stern.

Certo l’ascolto partecipe, lo sguardo del terapeuta sono indispensabili; uno sguardo può uccidere, uno sguardo può essere impersonale come il “ti guardo ma non ti vedo”  delle modelle nelle performance di Vanessa Beecroft; uno sguardo può dare la vita come ha ben colto la mia nipotina Sofia in una frase rivolta a sua madre “Mamma, se tu mi guardi, io ti vedo”.

L’assunto cartesiano ”cogito ergo sum” prevede un prima, un “cogitatus ergo sum”: solo se sono stato pensato oggi posso esistere o, ancora di più, solo se sono stato capito oggi posso esistere. Come sostiene Dina Vallino “L’essere capito per un bambino piccolo è tutt’uno col sentimento di esistere e la mancanza di quest’esperienza di esserci produce una sofferenza globale e un sentimento di annichilimento molto vicino alla sensazione di poter sparire nel nulla”. Così il terapeuta che ascolta e cerca di capire co-crea “nuovamente” col paziente nuovi significati di un’identità psico-corporea la cui origine è da collocare agli albori della vita. Durante la vita intrauterina, infatti, il feto si muove liberamente nello spazio in tutte le direzioni possibili alla ricerca di una posizione in sinergia con i vissuti emozionali psico-corporei di sua madre e co-creando con lei il primo nucleo del sé. Il primo scarabocchio nasce qui, nella relazione con una mamma che, con i suoi pensieri e le sue emozioni, ha accompagnato il suo piccolo al piacere del movimento in tutte le direzioni dello spazio, consentendo al suo bambino di disegnare scarabocchi.

Linee tracciate col corpo, che nel corpo rimarranno impresse attraverso la memoria procedurale, permetteranno a quel bambino di scarabocchiare la propria esistenza.

 

                                                                   Antonio Techel

 

 

1)      Recentemente la rivista International journal of psychoanalysis (2009) ha pubblicato il carteggio tra Melanie Klein e Marcelle Spira, unica corrispondenza tenuta dalla Klein con una sua allieva.

2)      Rivista Italiana di Gruppoanalisi – Ed. Franco Angeli, Vol. XVII n. 1/2003 e Vol. XXII n. 1/2008

3)      Sander Louis “Sistemi viventi” – Tr. it. Raffaello Cortina, Milano 2007

4)      Stern Daniel “The present moment in psychotherapy and everyday life” Tr. it. - Raffaello Cortina, Milano 2005

 

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